La scomparsa di Paolo Cirino Pomicino non segna alcuna chiusura, né la fine di una stagione: lascia piuttosto un vuoto umano, fatto di relazioni, di memoria condivisa e di passione politica vissuta fino in fondo. È questo il primo pensiero che affiora, al di là di ogni considerazione pubblica: il ricordo di un uomo, prima ancora che di un protagonista della vita istituzionale.
Cirino Pomicino è stato, nella sua essenza più autentica, un uomo innamorato della politica. Non l’ha mai vissuta come un semplice ambito professionale, ma come una dimensione esistenziale, quasi una vocazione. In lui si riconosceva quella tradizione in cui l’impegno pubblico nasce da una visione più profonda dell’uomo e della società, e si nutre di studio, confronto, passione.
Accanto a questo, la fede. Una fede sincera, non ostentata, ma presente, che dava senso e direzione al suo agire. In lui politica e fede non erano mai state realtà separate: si parlavano, si sostenevano, si richiamavano continuamente. Era questo uno dei tratti più riconoscibili e, per molti, più preziosi della sua personalità.
Proprio per questo, resta un sentimento di rammarico guardando agli ultimi vent’anni. La sua scelta di non contribuire alla vita della Democrazia Cristiana — che non è mai venuta meno come esperienza viva, come comunità di pensiero e di persone — rappresenta, col senno di poi, un’occasione mancata. Il suo patrimonio di esperienza, la sua capacità di lettura politica, la sua passione avrebbero potuto continuare ad alimentare quella presenza, arricchirla, trasmetterla.
Ma oggi non è il tempo delle valutazioni, né delle sottolineature critiche. È il tempo della pietà cristiana, che invita a guardare alla persona nella sua interezza, con misericordia e rispetto. È il tempo del ricordo affettuoso di un caro amico, con cui si sono condivisi percorsi, idee, talvolta anche divergenze, ma sempre dentro un legame umano sincero.
Resta l’immagine di un uomo appassionato, capace di slanci e di profondità, che ha creduto nella politica come servizio e nella fede come fondamento. Un uomo che ha lasciato tracce, non solo nelle istituzioni, ma soprattutto nelle persone che lo hanno conosciuto.
A chi gli ha voluto bene resta oggi la gratitudine. E, nel raccoglimento, una preghiera.
