Solidarietà e rispetto a Marina Berlusconi: una riflessione nel solco della tradizione democratica cristiana

Esprimo, con convinzione sincera e profondo senso delle istituzioni, la mia personale solidarietà a Marina Berlusconi, unitamente a quella della storica Democrazia Cristiana che mi onoro di rappresentare.

Vi sono momenti in cui il silenzio non è un’opzione. Momenti in cui il rispetto della persona – cardine della nostra cultura politica e civile – impone una presa di posizione chiara, ferma e inequivocabile. Gli attacchi di avversione e disprezzo che, ancora una volta, colpiscono una donna non possono essere derubricati a semplice dialettica pubblica o a libertà di espressione: essi rappresentano una degenerazione del confronto democratico.

Non è concepibile, né accettabile, che nel dibattito pubblico si ricorra a espressioni volgari e denigratorie, soprattutto quando queste mirano a svilire la dignità femminile. Chi si rende protagonista di simili comportamenti non solo offende la persona direttamente colpita, ma contribuisce a impoverire il tessuto etico e culturale della nostra società.

Colpisce, in particolare, l’incapacità di taluni soggetti di riconoscere il valore complessivo di una donna: la sua competenza, il suo impegno, la sua identità piena e autonoma. Si preferisce invece scadere in attacchi personali, spesso intrisi di volgarità, nel tentativo di sminuire e delegittimare.

Nel caso di Marina Berlusconi, ciò appare ancora più ingiusto. L’aver raccolto e portato avanti l’eredità imprenditoriale e culturale di Silvio Berlusconi, con determinazione e visione, rappresenta un impegno di grande responsabilità. Un impegno che merita rispetto, indipendentemente dalle opinioni politiche o dalle appartenenze.

Forse, come uomo di un’altra stagione, continuo a credere che la politica e il confronto pubblico debbano fondarsi su principi di rispetto reciproco, sobrietà e dignità. Valori che la tradizione della Democrazia Cristiana ha sempre posto al centro della propria azione.

Per questo, sento il dovere non solo di esprimere solidarietà, ma anche di richiamare tutti a un senso di responsabilità più alto. Difendere la dignità di una persona, e in particolare di una donna oggetto di attacchi beceri, significa difendere la qualità stessa della nostra convivenza civile.

Non possiamo e non dobbiamo abituarci a questo degrado del linguaggio e dei comportamenti. Il rispetto non è un’opzione: è il fondamento imprescindibile di ogni comunità che voglia dirsi davvero democratica.

 

Emilio Cugliari, Presidente DC

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