C’è un dato contenuto nel recente sondaggio YouTrend pubblicato da la Repubblica che dovrebbe far riflettere molti osservatori politici. Non riguarda la Monarchia, né il referendum del 1946. Riguarda la Democrazia Cristiana.
Alla domanda su quale partito della Prima Repubblica voterebbero oggi, il 20,1% degli italiani indica la DC. Un risultato che colloca la Democrazia Cristiana al secondo posto assoluto tra tutte le grandi forze politiche della Prima Repubblica, davanti al PSI, al MSI, al PRI, al PLI e a tutte le altre formazioni storiche.
Sono passati più di trent’anni dalla fine della DC. Eppure un italiano su cinque continua a riconoscersi in quella tradizione politica.
Non è nostalgia. È memoria politica.
Gli italiani ricordano che la Democrazia Cristiana è stata il partito che ha guidato la ricostruzione del Paese dopo la guerra, accompagnato il miracolo economico, consolidato la democrazia parlamentare e costruito un sistema sociale che ha garantito mobilità, crescita e sicurezza a milioni di famiglie.
Oggi viviamo in una stagione caratterizzata da instabilità permanente. Governi che nascono e cadono rapidamente, partiti personali, leadership costruite sui social, campagne elettorali infinite e una crescente distanza tra cittadini e istituzioni.
La DC rappresentava invece una politica diversa.
Una politica fatta di amministratori, sezioni territoriali, corpi intermedi, associazionismo, sindacati, mondo cattolico e partecipazione popolare. Una politica che non viveva soltanto nei palazzi romani ma nelle città, nei quartieri, nei comuni e nelle province.
Quel 20,1% racconta proprio questo.
Racconta che esiste ancora una vasta area del Paese che cerca moderazione invece di estremismo, competenza invece di propaganda, dialogo invece di scontro permanente.
La Democrazia Cristiana seppe garantire una stabilità che oggi molti italiani rimpiangono. Non una stabilità immobile, ma una stabilità capace di accompagnare il cambiamento senza distruggere la coesione sociale. Una stabilità che consentiva alle famiglie di programmare il futuro, alle imprese di investire e alle istituzioni di mantenere credibilità.
Per questo il dato del sondaggio è politicamente rilevante.
Non parla del passato. Parla del presente.
Dice che esiste ancora una domanda enorme di rappresentanza politica ispirata ai valori che hanno reso grande la tradizione democratico-cristiana: responsabilità, solidarietà, sussidiarietà, europeismo, centralità della persona e senso dello Stato.
A distanza di decenni, la Democrazia Cristiana continua a essere percepita da milioni di italiani come il simbolo di una stagione nella quale la politica sapeva governare, costruire e unire.
E forse è proprio questo il messaggio più importante che emerge dal sondaggio: la cultura politica della DC non appartiene ai libri di storia. Continua a vivere nella coscienza civile di una parte significativa del Paese.
Emilio Cugliari, Presidente DC
